Padre Dino dei Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI) ricorda il 50° di Ordinazione Sacerdotale

Non ringrazierò mai abbastanza il Signore per avermi chiamato ad essere Sacerdote e Missionario perché ciò mi ha permesso di annunciare la gioia del Vangelo a quanti avevano bisogno dell’amore del Signore. E il mio primo impegno missionario è stato, e lo è ancora, quello di parlare di Gesù ai giovani della Lombardia, del Veneto, del Lazio, del Ticino in Svizzera, in altre parti d’Italia e infine dell’Indonesia. Dopo molti anni tanti papà o mamme mi ricordano e si fanno vivi chiedendomi di benedire i loro figli e di pregare per le loro famiglie e io mi commuovo nel sentirmi dire: “Siamo felici della nostra vita cristiana perché quando eravamo giovani o adolescenti ci hai amato e ci hai insegnato cosa significhi amare il Signore e il prossimo. Ci hai fatto capire l’importanza di Gesù e del suo Vangelo nella nostra vita”. […] Il secondo ambito del mio lavoro apostolico è stato quello della missione, ricordando il mandato di Gesù: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Me 16,15). Fin dalla mia giovinezza ho sentito come rivolto a me questo pressante invito di Gesù perché dentro di me una voce mi diceva: “Vieni, vieni a parlarci di Gesù perché Lui è il nostro Salvatore, è la sorgente della nostra vera felicità”!!! Sono certo che la prova più bella ed evidente che nel nostro cuore c’è Gesù è la gioia di annunciarlo e far nostro il messaggio degli angeli ai pastori di Betlemme: “Ecco, vi annuncio una grande gioia: è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore” (Le 2,10). E così per 6 anni, come procuratore delle missioni affidate agli Oblati di Maria Immacolata, ho girato il mondo e ho avuto l’opportunità di conoscere lo straordinario lavoro dei miei confratelli in Uruguay, in Brasile, in Senegal, in Sri Lanka e in Thailandia. Li ho visti accanto ai poveri e agli ultimi, sempre pronti a far qualcosa per il loro bene e per il loro progresso umano e sociale. Ho visto la loro gioia nell’evangelizzazione per fondare comunità vive , missionarie e capaci di essere per gli altri fonte di attrazione. L’esperienza missionaria più bella sono stati i miei 20 anni passati in Indonesia nella foresta del Borneo tra il popolo Dayak, lungo fiumi pieni di rapide e di pericoli. Mi piace ricordare un fatto che è stato determinante nella mia vita di sacerdote e missionario. In un pomeriggio caldo e umido un papà mi ha detto: “Padre nel villaggio di Antutan c’è una persona che desidera parlarti. È urgente”! Sentivo che questo invito era un messaggio importante per me, ma mi faceva paura il fatto che per arrivare a quel posto ci volevano due giorni di piroga piccola e con pareti alte dalla superficie dell’acqua poco più di 30 centimetri. Decisi di andare aiutato da un buon piroghiere e giunto nel villaggio composto da alcune case su palafitta, costruite in legno e con il tetto di paglia, mi è stata indicata la casetta dove ero atteso. Entrato ho salutato quanti vi abitavano e poi mi è stata indicata una stanza dove c’era la persona che aveva chiesto di me, Aperta la porticina istintivamente mi è venuta la voglia di scappare perché in mezzo c’era un giovane con la lebbra già in stato avanzato. Aveva i due piedi completamente corrosi e non poteva uscire e la faccia era quasi irriconoscibile, ma la cosa più impressionante era la sporcizia perché l’unica cosa che i genitori facevano era quello di buttargli del riso come si butta a un cane. Con coraggio ho pulito quella stanza nauseabonda e poi con dell’acqua tiepida ho incominciato a lavare quel giovane. Non avevo paura ma lavandolo mi son messo a piangere ricordando le parole di Gesù. Un giorno appena arrivato al porticciolo del villaggio me lo vedo arrivare di corsa con le stampelle e con il sorriso più bello del mondo mi ha detto: “Padre, voglio conoscere quel Dio che ti da la forza di amarmi così tanto”! Queste parole sono entrate nel mio cuore e mi sforzo di renderle regola della mia vita. Il missionario più autentico è colui che con la sua vita e il suo amore annuncia Gesù! Rivedendo questi 50 anni che il Signore mi ha donato non posso dimenticare le mie origini. Nato a Spinea sono stato battezzato nella Chiesa dei Santi Vito e Modesto e tutte le volte che mi reco a Spinea vado a pregare accanto al battistero dove sono stato battezzato. Seguito con amore da Don Primo Barbazza e da Don Egidio Favaron, sono passato alla nuova parrocchia di Santa Bertilla, per approdare poi nella parrocchia dell’Immacolata dove sono stato ordinato sacerdote dal Vescovo Antonio Mistrorigo presente il primo parroco di Crea Don Egidio Carraro sempre vivo nel mio cuore e in quello della gente di Crea. […] Davvero con tutto me stesso posso dire come Maria Immacolata: “L’anima mia magnifica il Signore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. Grandi cose ha fatto in me l’onnipotente” (Lcl,46.49).

 

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