Orario delle SS. Messe

Centro

■ Lunedì-venerdì ore 18.30

■ Sabato ore 18.30

■ Domenica ore 8.00, 10.00, 11.15

■ Domenica ore 18.30 a Santa Bertilla

Casa di Riposo delle Suore

■ Lunedì-sabato ore 8.00

■ Domenica ore 7.00

Graspo

■ Domenica ore 9.30

Fornase

■ Domenica ore 10.30

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Lettori

27 gennaio, Giornata della Memoria

In Chiesa con il Gruppo Liturgico SS Vito e Modesto di Spinea.

Lettura scenica in due quadri e un prologo dal testo di Padre Luigi Francesco Ruffato frate del Santo.

Con le voci del Gruppo Liturgico, il 27 gennaio Giornata della Memoria, alle ore 16,00 in Chiesa in centro, viene presentata la lettura scenica in due quadri e un prologo QUESTO E’ UN UOMO: MASSIMILIANO MARIA KOLBE, tratta dal testo del francescano padre Luigi Francesco Ruffato, nella riduzione e adattamento di Adriano Spolaor.

Interventi musicali del soprano Cristiana Bertoldo, accompagnata all’organo e al pianoforte dal maestro Giorgio Bussolin.

La figura di san Massimiliano Maria Kolbe (1894 – 1941), sacerdote dell’ordine dei frati minori conventuali, che la lettura scenica presenta negli ultimi mesi di vita, è di grande spessore umano.

A Niepokalanow, città dell’Immacolata, in Polonia, aveva gettato le basi di una produzione letteraria per l’evangelizzazione cristiana cattolica. Viene arrestato dalla polizia nazista nel febbraio del 1941 e deportato nel lager di Auschwitz perché continua a propagare il Vangelo, incurante del regime di occupazione.

Ad Auschwitz muore nell’agosto del 1941, nel bunker della fame, ucciso da una iniezione di acido fenico, rinchiuso con altri nove prigionieri, per essersi offerto a morire volontariamente al posto di un padre di famiglia condannato per rappresaglia.

Il gesto d’amore di Massimiliano Kolbe commuove, scuote: “Questo è un uomo” – dicono gli ebrei – dedicando alla sua memoria un albero nella selva dei Giusti a Gerusalemme e il papa emerito Benedetto XVI, nella visita ad Auschwitz del 2006, lo indica ai giovani “come un riformatore del nostro tempo perché ha illuminato il buio della storia. Ha risposto con il suo spontaneo sacrificio all’apparente silenzio di Dio”.

Il 10 ottobre 1982 il papa San Giovanni Paolo II lo ha iscritto nell’Albo dei Santi come martire di amore al prossimo.

L’evento rientra nel programma delle iniziative promosse dal Comune di Spinea per il Giorno della Memoria della Shoah. Il primo appuntamento è fissato a giovedì 17 gennaio alle ore 17,30 in Biblioteca Comunale con la presentazione del libro “Il banco vuoto, scuola e leggi razziali a Venezia 1938 – 1945”. L’autrice del libro, dialoga con Sergio Tagliacozzo, Comunità ebraica di Venezia.

LOCANDINA 27.01.2019v

Ci si può chiedere: in pratica che cosa deve fare un lettore per prepararsi a leggere una lettura? Si può rispondere suggerendo una serie di operazioni che gli consentono di studiare e approfondire progressivamente e sotto i diversi aspetti il testo.

1. Sapere con congruo anticipo quando e che cosa si dovrà leggere: ciò comporta l’esistenza del gruppo lettori, che si deve occupare anche di stabilire turni di lettura; bisogna fare di tutto per evitare di scegliere un lettore poco prima della celebrazione (o addirittura a celebrazione già iniziata).

2. Leggere e studiare il testo per capirne bene il significato, aiutandosi eventualmente con un commento e partecipando inoltre alle riunioni del gruppo liturgico parrocchiale (per poter fare ciò è indispensabile che ogni lettore possegga un messalino).

3. Individuare il “genere letterario” del testo, facendosi almeno un’idea del libro da cui è stata tratta la lettura e del tipo di lettura.

4. Cercare le parole o frasi chiave del brano, perché è su di esse che dovrà centrare l’intera lettura.

5. Studiare il testo dal punto di vista tecnico allo scopo di leggerlo correttamente, ovvero: andare alla ricerca della cosiddetta “punteggiatura orale” della lettura (pause, incisi, cambiamenti di intonazione, di ritmo, ecc.), mettere in evidenza le parole di difficile pronuncia, il tipo d’interpretazione adatto, ecc.

6. Leggere la lettura ad alta voce più volte, cioè fare vere e proprie prove, possibilmente di fronte a qualche ascoltatore o anche al registratore. Di fronte a questa scaletta di preparazione il lettore non deve, ovviamente, spaventarsi: come in tutte le cose non è necessario fare tutto subito. Ma è bene procedere per gradi, cercando di assimilare questi principi progressivamente e soprattutto verificandoli ogni domenica attraverso l’esperienza diretta. Ciò che non deve mai venir meno è lo sforzo continuo di mettere in pratica, un po’ per volta, tutte queste cose, cominciando con il preparare ogni volta la propria lettura, con costanza ed impegno.

Comunicare con l’assemblea

Molto spesso, anzi quasi sempre, si usa la stessa parola “leggere” per indicare due azioni molto diverse: leggere per sé e leggere pubblicamente, per gli altri. Nella prima azione si può anche non usare la voce, mentre per la seconda la voce è indispensabile. Questa confusione di significati comporta diversi equivoci, primo fra tutti il ritenere che non sia necessaria alcuna competenza specifica, né che ci si debba preparare, per leggere durante una celebrazione liturgica. Le conseguenze di questi equivoci le conosciamo tutti: persone che vengono incaricate di leggere alcuni secondi prima della celebrazione (o addirittura a celebrazione già iniziata); lettori che, giunti all’ambone, vedono per la prima volta il brano da leggere (quante volte succede che viene letto un brano della domenica precedente o di quella successiva!); lettori che leggono male (troppo in fretta, senza senso, con cantilena, in modo non adatto al tipo di lettura, senza tener conto di avere un microfono, ecc.…); letture affidate a bambini e ragazzi, che ovviamente non possono comprenderle a fondo e quindi nemmeno trasmetterne il contenuto, e tante altre disfunzioni analoghe. Tutto ciò comporta una conseguenza precisa: la Parola di Dio non giunge all’assemblea e la liturgia della Parola viene così ad essere decapitata. Inoltre anche l’omelia perde parte della sua efficacia, poiché è molto arduo, se non impossibile, spiegare ed attualizzare letture che non sono state capite e forse nemmeno ascoltate. Che cosa si può fare per cercare di risolvere problemi così importanti? Anzitutto far sì che i lettori si rendano conto che spesso il lasciarsi andare all’impreparazione, all’improvvisazione, alla trascuratezza equivale a “prendere in giro” Dio e l’assemblea; che un tale modo di comportarsi, umanamente parlando, non è serio e, cristianamente, è irriguardoso sia verso la Parola di Dio, sia verso i fratelli nella fede. L’aver preso coscienza di quanto siano importanti le leggi della comunicazione per la lettura in pubblico comporta poi che il lettore si sforzi di acquisire un’adeguata competenza tecnica, allo scopo d’imparare ad usare correttamente la propria voce e quindi consentire e favorire la trasmissione del messaggio che è chiamato ad annunciare attraverso la comunicazione orale, cioè la Parola di Dio. Quindi la tecnica usata, cioè il modo di leggere, d’interpretare il testo non è un di più, un lusso: è invece la prima condizione perché sia suscitato un minimo interesse di ascolto.