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Caritas

Questa è la sezione di Caritas.

CARITAS… UN CAMMINO DI AMORE!

Un interessante e curioso “ritrovamento”: alcuni quaderni, un’agenda e le schede relativi al servizio svolto dai volontari Caritas della nostra parrocchia dalla fine degli anni  ’80 fino al 2018.

Nella loro essenzialità ed anche semplicità di rendicontazione (…sono tutte pagine scritte a mano),  questi documenti, casualmente ritrovati la scorsa estate, in un armadio, durante un riordino delle stanze in S. Francesca,  possono  veramente aiutarci a comprendere quanta dedizione, generosa gratuità di tempo ed energie, fedeltà e impegno, abbiano messo i volontari che si sono avvicendati in Caritas nei quarant’anni “fotografati” in queste pagine, donandoci la preziosa testimonianza di un  servizio che ancora oggi rende concreto e tangibile l’ideale cristiano della fraternità.

Di queste persone emerge peraltro anche l’umiltà, in quanto sono menzionati, e solo casualmente,  i nomi solo di una piccola parte dei molti che hanno garantito la  la “continuità” nel servizio.

A tutti va comunque il sentito “grazie” da parte dei volontari che, a partire dallo scorso anno, hanno “ereditato” questa “missione”, alcuni dei quali provengono, peraltro, dalla precedente compagine.

Se possiamo continuarlo, pur se con una “diversa” organizzazione in termini di persone, di strutture e di tipologia – conseguenza, questa, anche delle notevoli restrizioni causate dalla pandemia che stiamo attraversando – lo dobbiamo sicuramente a quanti ci hanno preceduto, perché essi hanno saputo creare e mantenere nel tempo una immagine Caritas che è e resta tuttora valido e sicuro  riferimento nella memoria comunitaria.

Ma questi “reperti” sono interessanti anche perché mostrano l’evolversi del “panorama socio- culturale” della domanda di aiuto alla Caritas: dalla quasi totalità di richieste, alla fine degli anni ’80,  da parte di  italiani, alla sempre maggiore richiesta, tra gli anni ’90 e il  2000,  delle persone straniere, ad un ritorno di una sempre più “importante” della domanda da parte degli italiani.

Dimostrano, infine, anche lo strutturarsi – in questo arco di tempo – del tipo di offerta: dalla distribuzione di buoni in denaro per acquistare cibo, alla  distribuzione di vestiario e quant’altro sia necessario alla vita quotidiana di chi chiede aiuto, con una sempre maggiore attenzione ed  apertura,  pur nei limiti imposti dagli orari e dalle disponibilità personali, all’accoglienza della persona nella sua “totalità”, cioè attraverso un “ascolto” ed una ”interpretazione” il più possibile empatici delle sue necessità (molto particolare era stata, in relazione a questo, l’avvio del cosiddetto “angolo del thè”, esperienza ora impossibile da continuare, ma che contiamo di poter riprendere quando le condizioni sanitarie lo renderanno nuovamente possibile).

Dallo scorso anno, questa visione è stata raccolta, in particolare, dal “Punto di Ascolto”, realtà Caritas di Collaborazione Pastorale che, in parallelo a quelle della distribuzione di cibo (a S. Bertilla) e di vestiario (a SS. Vito e Modesto) cerca  di “completare” quel progetto di amore –  iniziato tanti anni fa da tanti uomini e donne di buona volontà della nostra parrocchia – di vedere con gli occhi del cuore i fratelli e le sorelle che il Signore continua a mettere sulla nostra strada.

QUALCHE NOTIZIA IN PIù

Quaderno n° 1, risalente agli anni 1988-89 (parroco don Tarcisio Milani)

Riporta annotazioni relative alla consegna di  buoni per generi alimentari e carne ai richiedenti aiuto.

Particolare interessante sono le due “regole base” per i volontari, annotate sul retro del quaderno :

1° –  Non mandare mai via nessuno senza niente ; 

2° – dare un aiuto ogni 3 settimane.

Sono elencate 72 persone (42 gli uomini e 30 donne) richiedenti aiuto, delle quali vengono annotati molto “stringatamente” indirizzo o comunque reperibilità; date relative agli “aiuti” consegnati di volta in volta sotto forma di  buoni – denaro da lire 10.000 o 15.00 per acquisto di generi alimentari  o  carne (nel quaderno n° 2 si capisce che questi acquisti andavano fatti solo presso il negozio del “Signor Calzavara” a Spinea, che poi riceveva dalla Caritas il corrispettivo in denaro).

In alcuni casi – pochi – appaiono segnati anche altri importi o segnalate  necessità di altro tipo; in altri appare anche qualche brevissima annotazione relativa alla situazione di vita della persona aiutata: dove dorme o vive (ad es. in  una roulotte, nel dormitorio pubblico o è senza fissa dimora), con chi abita (ad es. da un fratello, da una figlia, da un amico) o se è parente di qualche altra persona che riceve aiuto; se percepisce una pensione o altro reddito, se lavora o no, se è disponibile a fare un qualsiasi lavoro, se ricomincerà a breve lavorare e, quindi, se avrà o meno ancora bisogno di un sostegno; in alcuni casi, viene anche indicato di non continuare a dare aiuti perché la persona richiedente non è veramente “bisognosa” , oppure non ha bisogno di aiuto in denaro, ma “solo” di un po’ di attenzione umana o è alla ricerca di un lavoro; nei casi dei richiedenti più “abituali”, viene anche indicato di dare un prossimo aiuto possibilmente “distanziato” nel tempo.

E’, infine, molto interessante rilevare che delle 72 persone elencate, 30 facevano riferimento a Spinea come domicilio, ma 39 provenivano da altre località o comuni del circondario (ad es. Favaro, Carpenedo, Marghera, Mestre, Campalto, Ca’ Savio, Venezia, ecc.) o anche da città più lontane (Padova, Vicenza, Foggia, Campobasso, Trieste) . Le rimanenti 3 persone erano senza fissa dimora. Le persone provenienti dalle città geograficamente più lontane, in genere, sono segnalate come “di passaggio”; a quelle, invece, che risiedevano a Mestre o  dintorni, si consigliava, specie se si presentavano più volte,  di recarsi per ricevere aiuto anche presso la “S. Lorenzo” (cioè la sede Caritas di Mestre).

Altra annotazione interessante è che vengono annotati solo due stranieri: uno proveniente dall’Iraq, l’altro probabilmente sloveno.

Quaderno n° 2, risalente agli anni 1990-93 (parroco don Tarcisio Milani)

A differenza del 1° Quaderno, in questo, i volontari descrivono, seppur brevemente, anche bisogni o necessità  riguardanti la sfera “personale” di chi richiedeva aiuto: ad es., in caso di ragazzi o ragazze: il desiderio di inserimento nel gruppo giovani; in caso di anziani: l’essere assistiti per qualche ora al giorno o di avere un po’ di compagnia; in caso di adulti: il desiderio o il bisogno di trovare un lavoro.

In parecchi casi, i volontari in servizio raccontano cosa è accaduto quando le persone si sono presentate e appaiono anche “raccomandazioni” più o meno dettagliate o specifiche dirette agli altri volontari, su cosa dire o come comportarsi con il tale o talaltro richiedente qualora si ripresentasse (in particolare, in relazione agli “zingari”).

I volontari, inoltre, si scambiano anche brevi riflessioni di carattere spontaneo, spesso esplicito, sulle difficoltà incontrate nel servizio, su come poterlo svolgere al meglio, su come comportarsi nei casi che si assomigliano, in modo da non fare differenze circa l’entità dei buoni o aiuti di altro genere da dare.

Alcune volte viene annotato anche dove o come vivono le persone richiedenti aiuto, soprattutto se si tratta di sistemazioni precarie come roulotte, case abbandonate o simili, e da chi sono state mandate alla Caritas (un parroco,  le suore, un assistente sociale…)

In qualche pagina si fa cenno anche alla necessità di compilare meglio le “schede dati”, ad es. evitando i “doppioni”. Viene sottolineato anche di richiedere sempre un documento di identità, in assenza del quale non si consegnano i buoni.

Da queste annotazioni si evince che per ciascun “utente” veniva compilata una scheda e, in effetti, una parte di queste schede sono poi state aggiunte, in caso di “utenti abituali”, alle schede su loro compilate negli anni successivi.

Queste “nuove” schede differiscono da quelle degli anni a cui fa riferimento questo 2° Quaderno non solo per la maggiore complessità dei dati personali raccolti, ma anche perché in quelle più “antiche” venivano segnati solo data e importo del buono consegnato, mentre nelle più “recenti” vengono segnate anche  le date di consegna e il tipo di indumento consegnato.

Dalle annotazioni del 2° Quaderno si evince, inoltre, un frequente e fattivo rapporto di interscambio di comunicazioni con le assistenti sociali del Comune, con il “Centro di Ascolto interparrocchiale” (che in quegli anni aveva sede sopra la sacrestia della nostra chiesa), con le suore della scuola materna e, ovviamente, con il parroco di SS. Vito e Modesto, ma anche con parroci di altri paesi o città del circondario e con il servizio Caritas di altre parrocchie.

Anche in questo 2° quaderno appaiono delle “regole” alle quali fare riferimento, ma si notano anche, in relazione ad esse,  dei cambiamenti nel corso del tempo:

  • per le persone senza fissa dimora o senza casa (ad es. extracomunitari): da 3 buoni cena ogni settimana a 1 buono la prima volta che si presentano e devono avere sempre un documento di riconoscimento;
  • circa la distribuzione dei vestiti: dare un capo alla volta per tipo di vestiario (ma per i bambini e in casi eccezionali, secondo discrezione dei volontari)
  • per le persone fuori Spinea: dare 1 buono, poi informarsi e darne altri usando il buon senso
  • per le persone di Spinea :dare 2 buoni (da lire 15.00 ogni tre settimane) e poi secondo buon senso (da notare che il giorno della consegna diventa, dal gennaio 1990, il martedì)
  • per gli zingari e/o i nomadi: dare 1  buono ogni tre settimane, senza “anticipi”, e solo ad una persona della famiglia.

Appare anche nel quaderno l’indicazione di dare in occasione della Pasqua una focaccia e 1 buono per persona, a discrezione dei volontari, e,  a partire dalla settimana di Natale fino all’Epifania, 1 buono e un panettone, ma registrando questa donazione sulle schede, con accortezza nella distribuzione dei buoni, così da evitare “propaganda”.

In questo quaderno c’è una lista di 39 persone, ma nominate proprio in occasione della distribuzione “panettoni natalizi” e, quindi, questa lista potrebbe essere parziale; comunque, scorrendo le varie pagine, si ritrovano nomi di persone annotate anche nella lista del Quaderno n° 1, indice che vi erano “richiedenti abituali”.

Nelle varie pagine sono annotati anche i nomi di alcuni dei volontari Caritas “storici”: Edda, Antonietta, Umbertina, Irma, Ariele, Letizia, Vanna, Mariuccia, Loredana, Benito, Paola, Carla, e viene indicato come presidente Giuseppe.

Infine, per quanto riguarda la nazionalità e/o provenienza dei richiedenti aiuto, si evince che la maggioranza sono persone italiane, residenti a Spinea; una minoranza ristretta è senza fissa dimora; un certo numero  sono gli stranieri: più che altro famiglie di slavi (zingari) provenienti da altri comuni e spesso definiti molto arroganti e pretenziosi al limite della violenza (viene citato un caso di necessità di intervento dei carabinieri); poi alcuni albanesi e  tunisini.

Quaderno n° 3 risalente agli anni 1994-95-96-97-98 (parroco don Tarcisio Milani)

A fronte dei 5 anni considerati, le annotazioni di questo quaderno sono veramente molto poche e riguardano o la disponibilità dei richiedenti aiuto di offrirsi per un lavoro (ad esempio, per lavori domestici), oppure la necessità da parte di alcune persone della comunità di trovare qualcuno in grado di dare assistenza/compagnia ad anziani; oppure riguardano  richieste e/o offerte di mobili, elettrodomestici , stufe, macchine da cucire o  altro.

Resta comunque indicata la consegna di  buoni – denaro del valore di 15.000 lire per la spesa di generi di prima necessità da fare sempre presso il negozio “Calzavara”,  che i volontari Caritas provvedono poi a saldare.

Interessante notare che nell’arco dei 5 anni a cui il quaderno si riferisce, aumentano di numero i richiedenti aiuto stranieri in proporzione a quelli italiani: vengono, infatti, citati profughi jugoslavi che vivono nel campo profughi di Zelarino, ragazze somale, ragazzi del Bangladesh e alcuni cognomi di matrice araba  (Somali? Tunisini?).

In questo quaderno appare il nome di un altro volontario Caritas “storico”: Marino.

E’ stata poi ritrovata anche un’agenda nella quale sono annotati solamente i nomi e la nazionalità delle persone che si presentavano di settimana in settimana, il martedì, negli anni dal 2011 al 2018, con indicato anche  il servizio al pomeriggio di dispensa vestiti e oggettistica per bambini .

Quello che colpisce di questa lista di nomi è che sono veramente molto pochi quelli di richiedenti italiani (peraltro tutti residenti a Spinea), mentre la maggior parte sono di persone residenti a Spinea o in comuni o località limitrofi, ma originari soprattutto dell’est Europa, poi dell’Africa e in numero inferiore dall’Asia e America del sud.  Ecco i Paesi indicati:

Romania, Ucraina, Croazia, Moldavia, Polonia, Bulgaria, Jugoslavia, Albania, Kossovo, Serbia, Ungheria, Macedonia, Russia, Nigeria, Marocco, Senegal, Congo, Kenia, Tunisia, Ghana, Camerun, Bangladesh, Pakistan, Turchia Perù, Brasile.

Questi dati “fotografano” i due fenomeni sociali rilevanti di quegli anni: il  flusso migratorio delle “badanti”, per quanto riguarda i Paesi dell’Est Europa; i flussi migratori dei cosiddetti extracomunitari, per quanto concerne soprattutto Africa e Asia.

Si nota poi, negli anni considerati, la “persistenza” di molti nomi, indice questo di presenza di “richiedenti abituali”. Tra gli stranieri la stragrande maggioranza era costituita da donne. Tra gli italiani, da uomini.

E’ stato ritrovato infine uno schedario costituito da circa 500 schede, ovvero, probabilmente, il numero delle persone seguite nel periodo tra il 2010 e il 2018 (parroci don Antonio Genovese, don Flavio Gobbo, don Riccardo Zanchin). E’ interessante osservare che alcune di queste schede sono relative ad utenti “abituali” e quindi comprensive di schede o altre documentazioni risalenti agli anni  ‘90.

Manca, invece, tra i “reperti” un riferimento al periodo tra il 2000  e il  2010 (parroco don Antonio Genovese), ma questo ovviamente non è da mettere in relazione con una sospensione del servizio, bensì semplicemente con il fatto che, probabilmente, una documentazione relativa all’attività svolta in quegli anni non è stata conservata nel luogo dove questi quaderni e schede sono stati trovati.

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