Monthly Archives: aprile 2016

Avvisi e news dall’1 all’ 8 maggio 2016

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Domenica 1 maggio: alle ore 10.30: a Fornase: S. Messa di Prima Comunione per i bambini di Fornase.

Alle ore 9.15: in Centro –  e alle ore 9.30: al Graspo d’Uva: S. Messe con la presentazione alle comunità dei bambini che lunedì 25 aprile hanno celebrato la Prima Comunione.

Alle ore 12.00: Celebrazione di 9 Battesimi.

 

Lunedì 2 maggio: alle ore 17.30: Preghiera di Adorazione Eucaristica e, a seguire, la S. Messa.

 

Mercoledì 4 maggio: alle ore 18.30: S. Messa con la “Tappa dell’Alleanza” per i bambini del 4° Anno IC (5ª elementare).

Alle ore 17.30: Riunione del Comitato del Graspo d’uva per la programmazione della processione della Madonna del 13 maggio.

 

Giovedì 5 maggio: alle ore 20.45: in canonica: Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici.

 

Venerdì 6 maggio: dalle ore 16.00 alle 18.00: Iscrizioni al Gr.Est. e ai Campi-scuola estivi per i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie.

 

Sabato 7 maggio: dalle ore 14.45 alle 18.15: Convegno di Collaborazione Pastorale su “GENDER: parliamone”.

 

Sabato 7 e domenica 8 maggio: uscita-ritiro delle famiglie a Bibione. Continuando la riflessione legata all’Anno Santo della Misericordia, rifletteremo ancora sul tema: “La Famiglia… balsamo della misericordia spirituale?” Saremo ospitati presso il Centro Stella Maris della Diocesi di Treviso. L’uscita inizierà alle ore 16.00 di sabato e terminerà alle ore 15.00 di domenica.

Per informazioni e adesioni rivolgersi a: Saccon Rossano e Maria Novella (041.998261), oppure Scaramuzza Silvano e Anna (041.998324).

 

In chiesa e in canonica sono a disposizione i libretti “il pane quotidiano” al costo di 2.90

 

S. Messe in suffragio dall’1 all’8 maggio 2016

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GIORNO ORA SS. MESSE IN SUFFRAGIO
Domenica

1 maggio

Sesta di Pasqua

8.00

9.15

11.00

Garbin Carlo / Michele.
Lunedì

2 maggio

S. Atanasio

8.00

18.30

 

Cavasin Giovanni / fam. Testolini Mario / Spadari Ottavio, Antonio / De Pieri Elvino e Busato Antonia / Amoroso Giuseppe, Amoroso Santino.

Martedì

3 maggio

Ss. Filippo e Giacomo Ap.

8.30

18.30

 

Robotti Ada / Zara Rina / Minto Vittorino / Baldan Maria Cristina.

Mercoledì

4 maggio

S. Floriano

8.30

18.30

Franco Luca.

Calaprice Umberto / Baro Ilario / Giovani defunti di Spinea.

Giovedì

5 maggio

S. Gottardo

8.30

18.30

 

Volpato Bruno.

Venerdì

6 maggio

S. Domenico Savio

8.30

18.30

 

Marzio.

Sabato

7 maggio

S. Domitilla

8.30

18.30

 

Rossato Antonio.

Domenica

8 maggio

Ascensione

8.00

9.15

11.00

Libralato Giuseppe.

Milani Angelo e Augusta / Lina, Lidia, Graziella.

“Va’ e anche tu fa’ così”

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Udienza Generale di Papa Francesco di mercoledì 27 aprile

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi riflettiamo sulla parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,25-37). Un dottore della Legge mette alla prova Gesù con questa domanda: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (v. 25). Gesù gli chiede di dare lui stesso la risposta, e quello la dà perfettamente: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso» (v. 27). Gesù allora conclude: «Fa’ questo e vivrai» (v. 28).

Allora quell’uomo pone un’altra domanda, che diventa molto preziosa per noi: «Chi è mio prossimo?» (v. 29), e sottintende: “i miei parenti? I miei connazionali? Quelli della mia religione?…”. Insomma, vuole una regola chiara che gli permetta di classificare gli altri in “prossimo” e “non-prossimo”, in quelli che possono diventare prossimi e in quelli che non possono diventare prossimi.

E Gesù risponde con una parabola, che mette in scena un sacerdote, un levita e un samaritano. I primi due sono figure legate al culto del tempio; il terzo è un ebreo scismatico, considerato come uno straniero, pagano e impuro, cioè il samaritano. Sulla strada da Gerusalemme a Gerico il sacerdote e il levita si imbattono in un uomo moribondo, che i briganti hanno assalito, derubato e abbandonato. La Legge del Signore in situazioni simili prevedeva l’obbligo di soccorrerlo, ma entrambi passano oltre senza fermarsi. Erano di fretta… Il sacerdote, forse, ha guardato l’orologio e ha detto: “Ma, arrivo tardi alla Messa… Devo dire Messa”. E l’altro ha detto: “Ma, non so se la Legge me lo permette, perché c’è il sangue lì e io sarò impuro…”. Vanno per un’altra strada e non si avvicinano. E qui la parabola ci offre un primo insegnamento: non è automatico che chi frequenta la casa di Dio e conosce la sua misericordia sappia amare il prossimo. Non è automatico! Tu puoi conoscere tutta la Bibbia, tu puoi conoscere tutte le rubriche liturgiche, tu puoi conoscere tutta la teologia, ma dal conoscere non è automatico l’amare: l’amare ha un’altra strada, occorre l’ intelligenza, ma anche qualcosa di più… Il sacerdote e il levita vedono, ma ignorano; guardano, ma non provvedono. Eppure non esiste vero culto se esso non si traduce in servizio al prossimo. Non dimentichiamolo mai: di fronte alla sofferenza di così tanta gente sfinita dalla fame, dalla violenza e dalle ingiustizie, non possiamo rimanere spettatori. Ignorare la sofferenza dell’uomo, cosa significa? Significa ignorare Dio! Se io non mi avvicino a quell’uomo, a quella donna, a quel bambino, a quell’anziano o a quell’anziana che soffre, non mi avvicino a Dio.

Ma veniamo al centro della parabola: il samaritano, cioè proprio quello disprezzato, quello sul quale nessuno avrebbe scommesso nulla, e che comunque aveva anche lui i suoi impegni e le sue cose da fare, quando vide l’uomo ferito, non passò oltre come gli altri due, che erano legati al Tempio, ma «ne ebbe compassione» (v. 33). Così dice il Vangelo: “Ne ebbe compassione”, cioè il cuore, le viscere, si sono commosse! Ecco la differenza. Gli altri due “videro”, ma i loro cuori rimasero chiusi, freddi. Invece il cuore del samaritano era sintonizzato con il cuore stesso di Dio. Infatti, la “compassione” è una caratteristica essenziale della misericordia di Dio. Dio ha compassione di noi. Cosa vuol dire? Patisce con noi, le nostre sofferenze Lui le sente. Compassione significa “compartire con”. Il verbo indica che le viscere si muovono e fremono alla vista del male dell’uomo. E nei gesti e nelle azioni del buon samaritano riconosciamo l’agire misericordioso di Dio in tutta la storia della salvezza. E’ la stessa compassione con cui il Signore viene incontro a ciascuno di noi: Lui non ci ignora, conosce i nostri dolori, sa quanto abbiamo bisogno di aiuto e di consolazione. Ci viene vicino e non ci abbandona mai. Ognuno di noi, farsi la domanda e rispondere nel cuore: “Io ci credo? Io credo che il Signore ha compassione di me, così come sono, peccatore, con tanti problemi e tanti cose?”. Pensare a quello e la risposta è: “Sì!”. Ma ognuno deve guardare nel cuore se ha la fede in questa compassione di Dio, di Dio buono che si avvicina, ci guarisce, ci accarezza. E se noi lo rifiutiamo, Lui aspetta: è paziente ed è sempre accanto a noi.

Il samaritano si comporta con vera misericordia: fascia le ferite di quell’uomo, lo trasporta in un albergo, se ne prende cura personalmente e provvede alla sua assistenza. Tutto questo ci insegna che la compassione, l’amore, non è un sentimento vago, ma significa prendersi cura dell’altro fino a pagare di persona. Significa compromettersi compiendo tutti i passi necessari per “avvicinarsi” all’altro fino a immedesimarsi con lui: «amerai il tuo prossimo come te stesso». Ecco il Comandamento del Signore.

Conclusa la parabola, Gesù ribalta la domanda del dottore della Legge e gli chiede: «Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?» (v. 36). La risposta è finalmente inequivocabile: «Chi ha avuto compassione di lui» (v. 27). All’inizio della parabola per il sacerdote e il levita il prossimo era il moribondo; al termine il prossimo è il samaritano che si è fatto vicino. Gesù ribalta la prospettiva: non stare a classificare gli altri per vedere chi è prossimo e chi no. Tu puoi diventare prossimo di chiunque incontri nel bisogno, e lo sarai se nel tuo cuore hai compassione, cioè se hai quella capacità di patire con l’altro.

Questa parabola è uno stupendo regalo per tutti noi, e anche un impegno! A ciascuno di noi Gesù ripete ciò che disse al dottore della Legge: «Va’ e anche tu fa’ così» (v. 37). Siamo tutti chiamati a percorrere lo stesso cammino del buon samaritano, che è figura di Cristo: Gesù si è chinato su di noi, si è fatto nostro servo, e così ci ha salvati, perché anche noi possiamo amarci come Lui ci ha amato, allo stesso modo.

 

Avvisi e news dal 24 aprile al 1 maggio 2016

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Domenica 24 aprile: alla Messa delle ore 11.00: 50° Anniversario di Matrimonio di Cimarosti Bruno e Dal Pra Lina – 40° Anniversario di Matrimonio di Sartor Aldo e Manente Mara.

Alle ore 9.00: partenza della tradizionale iniziativa “Scarpinando insieme”, organizzata dai Volontari della Scuola dell’Infanzia, a sostegno delle missioni delle Suore Figlie di San Giuseppe del Beato Luigi Caburlotto.

 

Lunedì 25 aprile alle ore 10.00 e alle ore 11.30: Celebrazioni delle Sante Messe di Prima Comunione per i fanciulli del Centro e del Graspo d’Uva.

 

Sabato 30 aprile: dalle 16.00 alle 18.00: in Oratorio: Iscrizioni al Gr.est. e ai Campi-scuola estivi per i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie.

Alla S. Messa delle ore 18.30: partecipano i bambini del 1° Anno IC (2ª elementare) e le loro famiglie, a conclusione dell’itinerario di catechesi.

 

Domenica 1° maggio: alle ore 9.15: in Centro e alle ore 9.30 al Graspo d’Uva: presentazione alle comunità dei bambini che lunedì 25 aprile hanno celebrato la Prima Comunione.

Alle ore 10.30 a Fornase: S. Messa di Prima Comunione per i bambini di Fornase.

Alle ore 12.00: Celebrazione di 9 Battesimi.

 

Sabato 7 maggio: dalle ore 14.45 alle 18.15: Convegno di Collaborazione Pastorale su “GENDER: parliamone”.

 

 

Sabato 7 e domenica 8 maggio: uscita-ritiro delle famiglie a Bibione. Continuando la riflessione legata all’Anno Santo della Misericordia, rifletteremo ancora sul tema: “La Famiglia… balsamo della misericordia spirituale?” Saremo ospitati presso il Centro Stella Maris della Diocesi di Treviso. L’uscita inizierà alle ore 16 di sabato e terminerà alle ore 15 di domenica. Per informazioni e adesioni rivolgersi a: Saccon Rossano e Maria Novella (041.998261), oppure Scaramuzza Silvano e Anna (041.998324).

 

Il Sacramento dell’Eucarestia

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In occasione della Prima Comunione per 76 bambini della nostra Comunità, proponiamo la catechesi di Papa Francesco sull’Eucarestia pronunciata nel corso dell’Udienza Generale di mercoledì 5 febbraio 2014. Preghiamo per i nostri bambini e per le loro famiglie!

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vi parlerò dell’Eucaristia. L’Eucaristia si colloca nel cuore dell’«iniziazione cristiana», insieme al Battesimo e alla Confermazione, e costituisce la sorgente della vita stessa della Chiesa. Da questo Sacramento dell’amore, infatti, scaturisce ogni autentico cammino di fede, di comunione e di testimonianza.

Quello che vediamo quando ci raduniamo per celebrare l’Eucaristia, la Messa, ci fa già intuire che cosa stiamo per vivere. Al centro dello spazio destinato alla celebrazione si trova l’altare, che è una mensa, ricoperta da una tovaglia, e questo ci fa pensare ad un banchetto. Sulla mensa c’è una croce, ad indicare che su quell’altare si offre il sacrificio di Cristo: è Lui il cibo spirituale che lì si riceve, sotto i segni del pane e del vino. Accanto alla mensa c’è l’ambone, cioè il luogo da cui si proclama la Parola di Dio: e questo indica che lì ci si raduna per ascoltare il Signore che parla mediante le Sacre Scritture, e dunque il cibo che si riceve è anche la sua Parola.

Parola e Pane nella Messa diventano un tutt’uno, come nell’Ultima Cena, quando tutte le parole di Gesù, tutti i segni che aveva fatto, si condensarono nel gesto di spezzare il pane e di offrire il calice, anticipo del sacrificio della croce, e in quelle parole: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo … Prendete, bevete, questo è il mio sangue”.

Il gesto di Gesù compiuto nell’Ultima Cena è l’estremo ringraziamento al Padre per il suo amore, per la sua misericordia. “Ringraziamento” in greco si dice “eucaristia”. E per questo il Sacramento si chiama Eucaristia: è il supremo ringraziamento al Padre, che ci ha amato tanto da darci il suo Figlio per amore. Ecco perché il termine Eucaristia riassume tutto quel gesto, che è gesto di Dio e dell’uomo insieme, gesto di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.

Dunque la celebrazione eucaristica è ben più di un semplice banchetto: è proprio il memoriale della Pasqua di Gesù, il mistero centrale della salvezza. «Memoriale» non significa solo un ricordo, un semplice ricordo, ma vuol dire che ogni volta che celebriamo questo Sacramento partecipiamo al mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo. L’Eucaristia costituisce il vertice dell’azione di salvezza di Dio: il Signore Gesù, facendosi pane spezzato per noi, riversa infatti su di noi tutta la sua misericordia e il suo amore, così da rinnovare il nostro cuore, la nostra esistenza e il nostro modo di relazionarci con Lui e con i fratelli. È per questo che comunemente, quando ci si accosta a questo Sacramento, si dice di «ricevere la Comunione», di «fare la Comunione»: questo significa che nella potenza dello Spirito Santo, la partecipazione alla mensa eucaristica ci conforma in modo unico e profondo a Cristo, facendoci pregustare già ora la piena comunione col Padre che caratterizzerà il banchetto celeste, dove con tutti i Santi avremo la gioia di contemplare Dio faccia a faccia.

Cari amici, non ringrazieremo mai abbastanza il Signore per il dono che ci ha fatto con l’Eucaristia! E’ un dono tanto grande e per questo è tanto importante andare a Messa la domenica. Andare a Messa non solo per pregare, ma per ricevere la Comunione, questo pane che è il corpo di Gesù Cristo che ci salva, ci perdona, ci unisce al Padre. E’ bello fare questo! E tutte le domeniche andiamo a Messa, perché è il giorno proprio della risurrezione del Signore. Per questo la domenica è tanto importante per noi. E con l’Eucaristia sentiamo questa appartenenza proprio alla Chiesa, al Popolo di Dio, al Corpo di Dio, a Gesù Cristo. Non finiremo mai di coglierne tutto il valore e la ricchezza. Chiediamogli allora che questo Sacramento possa continuare a mantenere viva nella Chiesa la sua presenza e a plasmare le nostre comunità nella carità e nella comunione, secondo il cuore del Padre. E questo si fa durante tutta la vita, ma si comincia a farlo il giorno della prima Comunione. E’ importante che i bambini si preparino bene alla prima Comunione e che ogni bambino la faccia, perché è il primo passo di questa appartenenza forte a Gesù Cristo, dopo il Battesimo e la Cresima.