Monthly Archives: giugno 2015

Avvisi dal 28 giugno al 5 luglio 2015

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Entriamo nella seconda settimana di GREST! Questa settimana, in particolare: martedì 30 giugno: c’è l’uscita all’Aquaestate di Noale; giovedì 2 luglio: USCITA STRAORDINARIA. I ragazzi delle elementari andranno a Nervesa della Battaglia a visitare gli aerei d’epoca; i ragazzi delle media andranno a Venezia per una divertente attività di Orienteering. Sabato 4 e domenica 5 luglio: Per gli animatori e i ragazzi di terza media iscritti al Gr.Est.: ci sarà il pellegrinaggio a piedi verso Padova, sulle orme di S. Antonio. Maggiori informazioni saranno comunicate in settimana al Gr.Est.

Lunedì 29 giugno: alle ore 17.30: preghiera di Adorazione Eucaristica e, a seguire, la Santa Messa.

 

S. Messe in suffragio dal 28 giugno a domenica 5 luglio 2015

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GIORNO

ORA

SS. MESSE IN SUFFRAGIO

Domenica

28 giugno

S. Attilio

8.00

9.15

 

Fam. Chiariello / Zecchinato Giannina, Antonio, Maria.

Lunedì

29 giugno

SS. Pietro e Paolo

18.30 Fidelma e Mario / Mariga Maria / Zilio Tarcisio, Agnese, Angelo / Angelica, Santino, Francesco.
Martedì

30 giugno

S. Primi martiri

18.30 Zaffalon Gualtiero.
Mercoledì

1 luglio

S. Teobaldo E..

18.30 Michele / Giovani defunti di Spinea / Luisa, Graziella e Antonello.
Giovedì

2 luglio

S. Ottone

8.30

18.30

Santoro Giuseppina.

Bacciolo Alessandra.

Venerdì

3 luglio

S. Tommaso Ap.

18.30 Robotti Ada / Silvestri Bianca / Berton Claudio, Rino, Elena.
Sabato

4 luglio

S. Elisabetta di Port.

18.30 Perazzato Aurelia / Natale Sabatino, deff. Fam. Lorenzi / Calaprice Umberto.
Domenica

5 luglio

S. Antonio M. Zac.

8.00

9.15

 

Fam. Malvestio Angelo / Cavasin Giovanni.

La Famiglia e il lutto

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dall’Udienza di Papa Francesco di mercoledì 17 giugno 2015

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel percorso di catechesi sulla famiglia, oggi prendiamo direttamente ispirazione dall’episodio narrato dall’evangelista Luca, che abbiamo appena ascoltato (cfr Lc 7,11-15). E’ una scena molto commovente, che ci mostra la compassione di Gesù per chi soffre – in questo caso una vedova che ha perso l’unico figlio – e ci mostra anche la potenza di Gesù sulla morte.

La morte è un’esperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita; eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale. Per i genitori, sopravvivere ai propri figli è qualcosa di particolarmente straziante, che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio o di una figlia è come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro. La morte, che porta via il figlio piccolo o giovane, è uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d’amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere. Tante volte vengono a Messa a Santa Marta genitori con la foto di un figlio, di una figlia, bambino, ragazzo, ragazza, e mi dicono: “Se ne è andato, se ne è andata”. E lo sguardo è tanto addolorato. La morte tocca e quando è un figlio tocca profondamente. Tutta la famiglia rimane come paralizzata, ammutolita. E qualcosa di simile patisce anche il bambino che rimane solo, per la perdita di un genitore, o di entrambi. Quella domanda: “Ma dov’è il papà? Dov’è la mamma?” – Ma è in cielo” – “Ma perché non lo vedo?”. Questa domanda copre un’angoscia nel cuore del bambino che rimane solo. Il vuoto dell’abbandono che si apre dentro di lui è tanto più angosciante per il fatto che non ha neppure l’esperienza sufficiente per “dare un nome” a quello che è accaduto. “Quando torna il papà? Quando torna la mamma?”. Cosa rispondere quando il bambino soffre? Così è la morte in famiglia.

In questi casi la morte è come un buco nero che si apre nella vita delle famiglie e a cui non sappiamo dare alcuna spiegazione. E a volte si giunge persino a dare la colpa a Dio. Ma quanta gente – io li capisco – si arrabbia con Dio, bestemmia: “Perché mi hai tolto il figlio, la figlia? Ma Dio non c’è, Dio non esiste! Perché ha fatto questo?”. Tante volte abbiamo sentito questo. Ma questa rabbia è un po’ quello che viene dal cuore del dolore grande; la perdita di un figlio o di una figlia, del papà o della mamma, è un grande dolore. Questo accade continuamente nelle famiglie. In questi casi, ho detto, la morte è quasi come un buco. Ma la morte fisica ha dei “complici” che sono anche peggiori di lei, e che si chiamano odio, invidia, superbia, avarizia; insomma, il peccato del mondo che lavora per la morte e la rende ancora più dolorosa e ingiusta. Gli affetti familiari appaiono come le vittime predestinate e inermi di queste potenze ausiliarie della morte, che accompagnano la storia dell’uomo. Pensiamo all’assurda “normalità” con la quale, in certi momenti e in certi luoghi, gli eventi che aggiungono orrore alla morte sono provocati dall’odio e dall’indifferenza di altri esseri umani. Il Signore ci liberi dall’abituarci a questo!

Nel popolo di Dio, con la grazia della sua compassione donata in Gesù, tante famiglie dimostrano con i fatti che la morte non ha l’ultima parola: questo è un vero atto di fede. Tutte le volte che la famiglia nel lutto – anche terribile – trova la forza di custodire la fede e l’amore che ci uniscono a coloro che amiamo, essa impedisce già ora, alla morte, di prendersi tutto. Il buio della morte va affrontato con un più intenso lavoro di amore. “Dio mio, rischiara le mie tenebre!”, è l’invocazione della liturgia della sera. Nella luce della Risurrezione del Signore, che non abbandona nessuno di coloro che il Padre gli ha affidato, noi possiamo togliere alla morte il suo “pungiglione”, come diceva l’apostolo Paolo (1 Cor 15,55); possiamo impedirle di avvelenarci la vita, di rendere vani i nostri affetti, di farci cadere nel vuoto più buio.

In questa fede, possiamo consolarci l’un l’altro, sapendo che il Signore ha vinto la morte una volta per tutte. I nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: la speranza ci assicura che essi sono nelle mani buone e forti di Dio. L’amore è più forte della morte. Per questo la strada è far crescere l’amore, renderlo più solido, e l’amore ci custodirà fino al giorno in cui ogni lacrima sarà asciugata, quando «non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21,4). Se ci lasciamo sostenere da questa fede, l’esperienza del lutto può generare una più forte solidarietà dei legami famigliari, una nuova apertura al dolore delle altre famiglie, una nuova fraternità con le famiglie che nascono e rinascono nella speranza. Nascere e rinascere nella speranza, questo ci dà la fede. Ma io vorrei sottolineare l’ultima frase del Vangelo che oggi abbiamo sentito (cfr Lc 7,11-15). Dopo che Gesù riporta alla vita questo giovane, figlio della mamma che era vedova, dice il Vangelo: “Gesù lo restituì a sua madre”. E questa è la nostra speranza! Tutti i nostri cari che se ne sono andati, il Signore ce li restituirà e noi ci incontreremo insieme a loro. Questa speranza non delude! Ricordiamo bene questo gesto di Gesù: “E Gesù lo restituì a sua madre”, così farà il Signore con tutti i nostri cari nella famiglia!

Questa fede ci protegge dalla visione nichilista della morte, come pure dalle false consolazioni del mondo, così che la verità cristiana «non rischi di mischiarsi con mitologie di vario genere», cedendo ai riti della superstizione, antica o moderna» (Benedetto XVI, Angelus del 2 novembre 2008). Oggi è necessario che i Pastori e tutti i cristiani esprimano in modo più concreto il senso della fede nei confronti dell’esperienza famigliare del lutto. Non si deve negare il diritto al pianto – dobbiamo piangere nel lutto -, anche Gesù «scoppiò in pianto» e fu «profondamente turbato» per il grave lutto di una famiglia che amava (Gv 11,33-37). Possiamo piuttosto attingere dalla testimonianza semplice e forte di tante famiglie che hanno saputo cogliere, nel durissimo passaggio della morte, anche il sicuro passaggio del Signore, crocifisso e risorto, con la sua irrevocabile promessa di risurrezione dei morti. Il lavoro dell’amore di Dio è più forte del lavoro della morte. È di quell’amore, è proprio di quell’amore, che dobbiamo farci “complici” operosi, con la nostra fede! E ricordiamo quel gesto di Gesù: “E Gesù lo restituì a sua madre”, così farà con tutti i nostri cari e con noi quando ci incontreremo, quando la morte sarà definitivamente sconfitta in noi. Essa è sconfitta dalla croce di Gesù. Gesù ci restituirà in famiglia a tutti!

 

La potenza della vita

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COMMENTO ALLE LETTURE DEL 28.6.2015

COMMENTO LETTURE 28.6.2015Il potere della morte è universale. È un potere inquietante, che suscita preoccupazione, angoscia. È un grande interrogativo, inchiodato nel cuore della storia. Dio vuole la morte? La morte ha l’ultima parola? Ha qualche senso il morire?

Un abbozzo di risposta lo troviamo nella liturgia di oggi. La morte, non come passaggio da uno stato di vita ad un altro, ma come perdita della relazione con la fonte della vita che è Dio, come ladro che ci strappa violentemente il tesoro della vita, non ha la propria origine in Dio, ma è entrata nel mondo per invidia del diavolo.

La potenza della vita sulla malattia e sulla morte trova due esempi nel potere della fede sia dell’emorroissa sia di Giairo. Nel Vangelo, all’incapacità dei medici di guarire l’emorroissa, corrisponde la forza di guarigione della fede in Gesù; alla potenza della morte che è stata imposta alla figlia di Giairo, risponde un maggior potere di Cristo per farla ritornare in vita in virtù della fede.

Questi due esempi evangelici evidenziano che Dio è il Signore della vita (prima lettura), ed ha potere sulla stessa morte. La forza della fede e il potere di Dio si manifestano nella vita dei cristiani, poiché grazie alla potenza della fede essi sono capaci di superare tutte le barriere etniche e culturali, e di esprimere la loro carità fraterna ai fratelli di Giudea mediante la colletta (seconda lettura).

 

Avvisi dal 21 al 28 giugno 2015

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INIZIA L’AVVENTURA DEL GREST! Da lunedì 22 giugno a venerdì 10 luglio 2015, secondo il calendario illustrato dai depliants, tanti bambini e ragazzi si incontrano negli spazi della parrocchia per vivere anche quest’anno un’esperienza bella di amicizia, condivisione, con attività di laboratorio, giochi. Grazie ai tanti animatori giovani e adulti che rendono possibile tutto questo. Questa settimana, in particolare: Martedì 23 giugno: c’è l’uscita all’Aquaestate di Noale; Giovedì 25 giugno; alle ore 20.30: serata per le famiglie, con i gonfiabili per i bambini; Venerdì 26 giugno: avventura al Parco Nuove Gemme, con tutti i Grest del Vicariato di Mirano.

 

Lunedì 22 giugno: alle ore 17.30: preghiera di Adorazione Eucaristica e, a seguire, la Santa Messa.

Alle ore 20.45: in oratorio: riunione del Consiglio per gli Affari Economici.