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Spinea 25 aprile “Scarpinando 2015 23ª edizione”: è stata una festa!

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SPINEA 27.4.2015 – È’ stata una festa!

Eh sì, effettivamente è stato un momento magico, di grande emozione e festa con un clima familiare,  il ritrovarsi a correre per le ” missioni” .

Non ci resta che dire tutto il nostro grazie alle tante e tantissime persone ben oltre millecinquecento, che sabato 25 aprile hanno partecipato alla 23 edizione di ” Scarpinando Insieme “.

Sì, è vero, l’emozione nel vedere tante persone, adulti, bambini, ragazzi e famiglie portarsi in piazza è grande, vederli partire assieme per questa bellissima camminata su un percorso cittadino, ormai collaudato, tra parchi e strade della nostra città, ci riempie d’orgoglio.

Sicuramente il tempo è stato clemente, quasi ottimale, nè troppo caldo e neppure freddo o piovoso, ma era il clima delle relazioni umane che si respirava nella piazza ciò che colpiva:  il chiacchierio, i saluti, i sorrisi, gli abbracci, tutti segni evidenti di un momento di ritrovo e di festa, della voglia di divertirsi e di partecipare.

Ringraziamo per la presenza il parroco Don Flavio, i componenti dell’amministrazione comunale, vicesindaco e assessori, una folta rappresentanza delle nostre suore della congregazione delle Figlie di San Giuseppe provenienti dalla missine del Kenia e dalle Filippine, le forze dell’ordine i vigili che ci hanno aiutato alla partenza e nei punti più critici del percorso, ma soprattutto gli oltre cento volontari che erano presenti su tutti il percorso, e la Croce Gialla che con la competenza e professionalità che li contraddistingue, ci hanno assistito tutto il giorno.

Da questa spazio pubblico pieno di vita, da questa piazza abbiamo visto piacevoli momenti di vita quali la solidarietà tra persone, che con spontaneità hanno aiutato i piccoli e grandi atleti, incappati in dolorose e inevitabili cadute, ed il l ritrovamento e restituzione di un cellulare, ma purtroppo abbiamo dovuto registrare anche il furto di paio di biciclette.

Concludendo ci sembra doveroso  ricordare il grande evento che la chiesa e la comunità intera vivrà il 16 maggio prossimo a Venezia; assisteremo alla beatificazione di un sacerdote, un  parroco veneziano, Don Luigi Caburlotto, padre fondatore delle nostre suore Figlie di San Giuseppe.

Con questo pensiero ci salutiamo e ci diamo appuntamento al prossimo anno.

Rossano e Maria Novella

Avvisi dal 26 aprile al 3 maggio 2015

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Domenica 26 aprile: alle ore 12.00: Celebrazione del Battesimo di 6 bambini/e.

Dalle ore 16.00 alle ore 18.00: in oratorio: Iscrizioni degli animatori del Gr.Est.

 

Lunedì 27 aprile: alle ore 17.30: Adorazione Eucaristica e, a seguire, S. Messa.

Alle ore 20.45: presso la Scuola dell’Infanzia: Consiglio Direttivo della Scuola.

Alle ore 20.45: Sala Consiliare: “Ecomafie, veleni senza confini, la battaglia e la speranza di un prete in prima linea”. Incontro pubblico con padre Maurizio Patriciello.

 

Martedì 28 e mercoledì 29: in Centro e giovedì 30 aprile a Fornase, alle ore 16.30: Confessioni dei bambini di IV elementare e Prove per la Prima Comunione.

 

Giovedì 30 aprile: alle ore 20.45: riunione dei genitori del giovanissimi (1ª- 3ª superiore), per presentare il campo-scuola a Rimini dall’8 al 15 agosto.

 

Venerdì 1 maggio: alle ore 10.00 e alle ore 11.30: S. Messe di Prima Comunione.

 

Tutto il giorno: A Treviso: Convegno chierichetti,

 

Sabato 2 maggio: alle ore 17.00 a Camposanpiero: Ordinazione dei Diaconi. Preghiamo per loro.

 

Domenica 3 maggio: alle ore 10.30: a Fornase: S. Messa di Prima Comunione.

 

Venerdì 8 maggio: alle ore 20.30: in oratorio: presentazione generale dei campi-scuola elementari e medie.

 

S. Messe in suffragio dal 26 aprile al 3 maggio 2015

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GIORNO

ORA

  1. MESSE IN SUFFRAGIO

Domenica

26 aprile

  1. Marcellino
8.00

9.15

Zanetti Giuseppe.

Povoli Riccardo.

Lunedì

27 aprile

  1. Zita
18.30 Bertazzo Dino, Augusto, Teresa.
Martedì

28 aprile

  1. Luigi M. Grignon
18.30 Gina, Luigi e Paolo / Scantamburlo Giovanni e Francesca / Buso Bruno, Iolanda, Teresa / Manfren Anna.
Mercoledì

29 aprile

  1. Caterina da Siena
18.30 Zecchinato Giannina, Antonio, Maria.
Giovedì

30 aprile

Spio V

18.30 Rocco Paola / De Pieri Elvino e Busato Antonia.
Venerdì

1 maggio

  1. Giuseppe artig.
18.30 Garbin Carlo / Manzo Michele.
Sabato

2 maggio

  1. Atanasio
18.30 Ada Robotti / deff. Fam. Frisanchi
Domenica

3 maggio

Ss. Filippo e Giacomo Apostoli

8.00

9.15

Ordinazione di Don Filippo: iscrizioni per partecipare alla cerimonia a Treviso

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Lunedì 11 maggio 2015 : Pellegrinaggio della Collaborazione Pastorale di Spinea a Torino in occasione dell’Ostensione della Sacra Sindone. Iscriversi entro domenica 3 maggio in canonica. Quota: 55,00 (vedere programma della giornata nelle locandine).

Sabato 16 maggio 2015: alle ore 17.00: in Cattedrale a Treviso: don Filippo Basso verrà ordinato presbitero assieme ad altri 4 suoi compagni. Preghiamo per lui e per loro. Chi desidera contribuire per fare un presente a don Filippo può portare l’offerta in canonica. Abbiamo prenotato un pullman per andare a Treviso. È possibile fin d’ora iscriversi in canonica.

 

Un mare di morti e le nostre coscienze

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Riflessione di don Bruno Baratto, Direttore dell’Ufficio Diocesano Migrantes

Aprile 2015

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“Novecento (forse). E altri novecentocinquanta dall’inizio dell’anno. Numeri di morti. Che cancellano volti, storie, vite”: è l’inizio della riflessione che don Bruno Baratto, direttore dell’ufficio diocesano Migrantes, propone in prima pagina della Vita del popolo. Il settimanale diocesano di domenica 26 aprile, infatti, dedica la copertina ed ampio spazio all’interno alla drammatica vicenda dell’ultimo naufragio nel canale di Sicilia, che ha causato quasi 900 morti.

“Sembra che solo i numeri, lanciati a superare l’ultimo record, riescano a bucare lo schermo, la prima pagina – prosegue Baratto -. Per quanti giorni? Numeri a spanne, spesso per difetto. Meno male che il mare li inghiotte – dirà qualcuno -, risparmiando la catasta, permettendo un rapido repulisti. Chi userà questi numeri? E per farne che cosa? (qualcuno imperversando in facebook già lamenta che sono ancora troppo pochi).

Fermarli prima che partano…

E le uniche cose che sappiamo ancora dire è che bisogna fermarli prima che partano. Prima che partano da dove? Dalle coste della Libia, se ancora c’è una Libia? O dalle proprie case, dai paesi disastrati in cui hanno vissuto fino a ieri? Cinquanta bambini, duecento donne stavolta, quanta tragedia ci vuole perché se ne partano alla ventura? “Se rimango, muoio, se parto, rischio di morire” dichiarava qualcuno di loro all’indomani del precedente “naufragio record”, due anni fa. Perché è vero che se partono rischiano la vita e non si possono tollerare ancora i trafficanti di essere umani.

Ma forse il “fermarli prima che partano” dovrebbe stare insieme ad un impegno ad aprire le ambasciate per le richieste di asilo o di protezione e ancora ad un impegno dei nostri governi e delle nostre “società civili” ad appoggiare in tutti i modi quei paesi che scelgono vie democratiche e di rispetto dei diritti umani, che scelgono di lottare contro la corruzione…

Una verità fra le più scomode

In ogni caso, non vogliamo vedere che un

fenomeno di trasmigrazione di tali proporzioni ci grida da tempo una scomodissima verità: il modo di vivere di questo sistema-mondo è al punto di collasso, è l’aumento vertiginoso di ricchezza di pochi a nutrirsi di manovre che causano queste tragedie. Guerre, conflitti armati “a bassa intensità”, rovine ecologiche che creano carestie endemiche … danni collaterali, nient’altro. Una situazione che si regge sulla relativa ricchezza di un quinto dell’umanità a discapito di tutto il resto. Relativa rispetto ai pochissimi straricchi, l’uno per cento, enorme rispetto a quella stragrande maggioranza di poveri sempre più poveri. Non vogliamo vedere, non vogliamo capire, reagiamo con una violenza che ha l’odore della paura. Paura di perder tutto, di dover tornare poveri, di rimetterci la vita. Mentre si potrebbe, invece, esigere di cambiare, di esplorare percorsi diversi dal punto di vista economico, finanziario, occupazionale. Valorizzando riflessioni già in corso d’opera, ma reputate marginali e soprattutto non funzionali a chi detiene il potere economico-finanziario, appunto. Non funzionali ai meccanismi di questo potere, che sempre più spesso cancella i volti dietro a facciate di holdings, multinazionali, cartelli, lobbies… Anche qui, contano solo i numeri. E forse a questi numeri, e ai numeri dei morti, bisognerebbe saper contrapporre altri volti, altri occhi, altre storie. Altre volontà che facciano numero a partire da coscienze che si risvegliano, che trovano insospettate alleanze proprio con quei volti occhi storie che ogni giorno vengono cancellati da una economia perversa, spesso criminale non solo perché favorisce le mille mafie del mondo, ma perché stermina senza batter ciglio, con un minimo spostamento virtuale di miliardi di capitale. È buonismo, questo?

Piccoli passi possibili a tutti

Come cittadini, come uomini e donne, ancor più come cristiani, dovrebbe diventare imperativo politico fra i più urgenti suscitare tale presa di coscienza, per salvare la vita altrui e la stessa nostra vita. L’alternativa più forte e temibile, infatti, potrebbe davvero essere la morte. In cifre che cancellano tutto. Mediterraneo Mar-morto, qualcuno ha titolato in questi giorni. Sì, il Mediterraneo, tomba enorme a cielo aperto, continua ad inghiottire morti. Forse inghiottirà presto anche la nostra dignità, di italiani, di europei, di uomini e donne. Ma questo non si tradurrà in numeri, non farà notizia.

Per farlo tornare Mare-vivo, sarebbe necessaria una rivoluzione di coscienze. “Dov’è tuo fratello?” risuona ancora il grido di papa Francesco a Lampedusa, due anni fa. E allora come cristiani dovremmo prima di tutto fare spazio nelle preghiere, quelle personali e quelle delle nostre assemblee liturgiche, alla sorte di queste persone e delle loro famiglie, che nemmeno sanno di doverli piangere.

E poi potremmo cominciare ad andarli a conoscere, questi volti, queste storie di profughi, visitandoli nei centri di accoglienza della Caritas e del privato sociale presenti nel nostro territorio. L’iniziativa del “tè con i profughi” lanciata dalla Caritas Tarvisina dovrebbe diventare ben più affollata di quanto non sia! E’ un modo semplice di mettere alla prova i pregiudizi, di chiamare allo scoperto le nostre paure… scoprendo esseri umani, non mostri da annegare in mare. E forse dopo diventeremmo capaci di mettere questo argomento a tema dei nostri consigli pastorali, per informarci insieme oltre le chiacchiere assordanti e superficiali, e confrontarci con serietà su che cosa Dio ci dica dentro questo segno dei tempi.

Varchi di risurrezione

Il Risorto, colui che per essere riconosciuto mostra mani e piedi segnati dalla violenza della crocifissione, continua a chiamarci, noi cristiani, a vederlo anche là, nei volti e nei corpi di questi annegati. Affida anche alla nostra responsabilità individuare varchi possibili di risurrezione. In dignità, in possibilità di vita. Per loro, e per noi.

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